domenica 25 settembre 2011

Consiglio per un riascolto

CORALE 
(Leggenda del Re infelice) 
C'era un re 
che aveva 
due castelli 
uno d'argento 
uno d'oro 
ma per lui 
non il cuore 
di un amico 
mai un amore né felicità. 

Un castello 
lo donò 
e cento e cento amici trovò 
l'altro poi 
gli portò 
mille amori 
ma non trovo 
la felicità. 

Non cercare la felicità 
in tutti quelli a cui tu 
hai donato 
per avere un compenso 
ma solo in te 
nel tuo cuore 
se tu avrai donato 
solo per pietà 
per pietà 
per pietà... 







Fabrizio De André 1940-1999  - un gigante di un Italia che sta scomparendo.
(dal disco "Tutti morimmo a stento" 1968)





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sabato 24 settembre 2011

Immanuel Kant


"Zwei Dinge erfüllen das Gemüt mit immer neuer und zunehmender Bewunderung und Ehrfurcht, je öfter und anhaltender sich das Nachdenken damit beschäftigt: Der bestirnte Himmel über mir und das moralische Gesetz in mir"

"Due cose soddisfano l'animo con sempre nuova e crescente ammirazione e soggezione, ogni volta che maggiormente e persistentemente occupano il mio pensiero: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me"

Pensiero di Immanuel Kant, posto come epitaffio sulla sua tomba,
1804, Kaliningrad (a suo tempo Königsberg, Prussia Orientale)


SGUARDI DI PIETRA

Accanto ad una roccia ad ascoltare
la musica del vento e della notte
Scolpita tante volte da mani antiche
fissa triste e persa l'orizzonte
testimone di quel tempo che non c'é più

Lontano dalla mia civiltà
in quelle orrende trappole di città
La notte non è più buia e il giorno è grigio
Sopravvive solo il più assurdo
con i vestiti al contrario per non sporcarli

I Nobel della pace rinnegati
le promesse tra fratelli dimenticate
solo per un bicchiere di acqua pura
si scopre che il prezzo delle cose
è meno importane del loro valore

Piccola isola
rimasta senza palme
civiltá grande
di sguardi di pietra
Erano arrivati in tanti
tanto son vissuti
festeggiando i migliori scultori
delle statue di pietra
mescolando i colori delle tribù
Un giorno son rimasti senza canoe
e non hanno più pescato
han portato la guerra nella loro terra

Ora la tempesta si è allontanata
l'isola ha sconfitto la sua malattia
Le navi troppo vecchie per l'oceano
Rimasti sono gli sguardi di pietra
testimoni di quel tempo che non c'è più

Testimoni di quel tempo che non c'è più



Popolazione dell'isola di Pasqua
fino 1200: modesta, in equilibrio con le risorse naturali dell'isola
1500: 15.000
1700: 2.500
1868: 900
1877: 111
Il crollo demografico fu dovuto all'esaurimento delle risorse naturali (disboscamento causa materiale per natanti, inaridimento del suolo, pesca limitata per esaurimento di canoe) con conseguenti conflitti sociali sfociati in guerre civili


Popolazione mondiale
1900: 1 miliardo
1960: 3 miliardi
2011: 7 miliardi
Popolazione stimata in equilibrio con risorse terrestri disponibili: 1 miliardo


martedì 20 settembre 2011

Dieci

Camminava appoggiandosi al bastone e il sordo tonfo di quella punta arrotondata su duro selciato lasciava scandire, lentamente e inesorabilmente, il tempo che passava. Tutti i giorni passava di lì. Ogni volta che incontrava qualcuno si fermava e alzava lo sguardo che normalmente aveva fisso verso quella terra che, una volta trampolino di corse e slanci, diventava per lui sempre più lontana. 
"Correte, correte" pensava fissando ammirato la voglia di vivere "verrà il tempo in cui penserete non solo a quello che dovrete fare, ma a quello che non siete riusciti a fare". 
Camminava per meno di un'oretta fino a che, arrivato in cima alla salita si sedeva sul muretto che chiudeva la strada verso il precipizio. La strada era la strada del paese che in quel punto, finite le ultime case si allontanava verso i boschi e verso la montagna. Da quel punto poteva fare viaggiare lo sguardo dove le sue gambe non potevano portarlo. Era in collina, nella prima collina all'inizio della grande pianura e davvero da lì poteva vedere lontano: la strada in curva gli permetteva di allontanarsi non solo verso la pianura, ma anche verso quella montagna che tante volte aveva dominato. 
Una volta arrivato prendeva dalla tasca un fazzoletto; usandolo come strofinaccio puliva quei sassi irregolari, vi stendeva lentamente il fazzoletto, appoggiava il bastone, e finalmente si sedeva lasciando una gamba appoggiata a terra, adagiando l'altra lungo il muro. Dalle tasche prendeva poi alcune briciole, le spargeva attorno e aspettava i soliti passerotti per osservarli mangiare, e lo faceva ogni giorno. Riprendeva poi il bastone, vi appoggiava sul manico entrambe le mani e rimaneva poi in quella posizione per quasi tutto il pomeriggio. 
Da quel punto, da quella posizione, come spettatore di un film di cui avrebbe potuto anche essere uno dei protagonisti, lasciava che il tempo gli passasse un po' addosso e si divertiva, in fondo a vedere passare la vita.

lunedì 19 settembre 2011

Dal passato...

ASCOLTO CONSIGLIATO


Direttamente dall'Australia un album pubblicato a metà degli anni '80. 
Semisconosciuti in Europa questo album illuminò almeno due dei soggetti smarriti (luciano e bassoventre) autori di imprefettodentro. 
Echi dei Doors, chitarre robuste, accenni folk, voce lancinante per un album che ascolto sempre con piacere; 
direi che l'immagine di copertina (che è quella riprodotta, in rigoroso bianco e nero) rappresenta esattamente il contenuto musicale.

venerdì 16 settembre 2011

LETTURA CONSIGLIATA

Da Cosa Nasce Cosa. Appunti per una Metodologia Progettuale

Bellissimo libro, per ricordare che siamo tutti progettisti, da un grande personaggio: Bruno Munari.
Alcune sue citazioni:


Albero, l'esplosione lentissima di un seme


Quando qualcuno dice: questo lo so fare anch'io, vuol dire che lo sa rifare altrimenti lo avrebbe già fatto prima


Un esempio di forma spontanea è la lampada di maglia Falkland. Il materiale è un tubo di filanca. Da molto tempo pensavo all'elasticità come componente formale di oggetti e un giorno sono andato in una fabbrica di calze per vedere se mi potevano fare una lampada. – Noi non facciamo lampade, signore. – Vedrete che le farete. E così fu. 


Lampada Falkand - designer Bruno Munari

giovedì 15 settembre 2011

LETTURA CONSIGLIATA


Bella e imprevedibile storia d'amore. un giorno, il 15 luglio, per raccontarci una vita... anzi due.

Profondo Vitangelo Moscarda

Ma il guajo è che voi, caro mio, non saprete mai come si traduca in me quello che voi mi dite. Non avete parlato turco, no. Abbiamo usato, io e voi, la stessa lingua, le stesse parole. Ma che colpa abbiamo, io e voi, se le parole, per sé, sono vuote? Vuote, caro mio. E voi le riempite del senso vostro, nel dirmele; e io, nell'accoglierle, inevitabilmente, le riempio del senso mio. Abbiamo creduto d'intenderci; non ci siamo intesi affatto.


Di ciò che posso essere io per me, non solo non potete saper nulla voi, ma nulla neppure io stesso.


Vitangelo Moscarda
personaggio di "Uno, nessuno, centomila" - Luigi Pirandello 1926